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Pensieri e parole...La parola spesso abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono.Ma le parole nere sulla carta bianca sono l'anima messa a nudo. Guy de Maupassant
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Sono una semplice donna complessa che vorebbe essere ovunque nello stesso istante.
"L'opera d'arte è sempre una confessione".U.Saba
"Senza musica la vita sarebbe un errore".
TV? Leggere attentamente il foglietto illustrativo. Può avere effetti collaterali, anche gravi!
"Il cinema è tecnica, è un’industria, un’arte o uno spettacolo, ma anche – e forse soprattutto – divertimento e cultura".
Ricette provate da me...
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July 31 Lettera a Diego assenteLa mia notte è come un grande cuore che pulsa. Sono le tre e trenta del mattino. La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga, lunga e sembra sempre tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? DOve sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mia mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest'area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le tue mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d'amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt'uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d'amore. Sono le quattro e trenta del mattino. La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest'evidenza che brilla come una lama nel buio. La mia notte vorrebbe ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero. La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più ma allo stesso tempo la mia notte teme ogni la apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza te non è veramente vissuta. La mia notte si chiede se il mio giorno somigli alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché temo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina-disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione. Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende. La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell'incavo della mia spalla e che io riposassi nell'incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere tra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide. La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato dal tuo abbraccio. La mia notte oggi non conosce sogno più bello e più crudele di questo. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore. Tra poco si leverà il sole. (Frida Kahlo - Lettera a Diego assente - Città del Messico, 12 settembre 1939. Non spedita) July 01 Chi spera, cammina: non fugge...“Chi spera, cammina: non fugge. Si incarna nella storia non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende con pigrizia. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma . Ha la passione del veggente, non l’aria avvilita di chi si lascia andare. Cambia la storia, non la subisce. Ricerca la solidarietà con gli altri viandanti, non la gloria del navigatore solitario”
Tonino Bello June 30 I paurosi tirano per i piedi chi è intento a volare.
June 24 "Che tu sia per me il coltello".(UnRegaloRicevutoxilMioCompleanno)INDISCUSSA PROTAGONISTA DI QUESTO INSOLITO romanzo epistolare è la parola; una parola "senza pelle" perchè scuoiata da un'insaziabile fame di verità, esaltata nel suo altissimo potere erotico, sempre colma di significati. Questo è il libro delle parole nude e piene. Myriam compie l'impercettibile gesto di stringersi nelle braccia, quasi a volersi isolare da chi le sta attorno affinchè gli altri non sappiano mai dei suoi "giorni maledetti", di quanto sia piena di un dolore impossibile da dividere con qualcuno, sufficiente per una persona sola. "Una verità può essere colta da un passante, un estraneo può trasmetterla più fedelmente di chi la conosce e la patisce" (Erri De Luca). Yair è quel tipo di estraneo, è un uomo aggrovigliato che passa la vita a districarsi e non trova requie, intimamente si compiace della propria complicatezza e rende grazie alla sua sensibilità quando questa gli permette di commuoversi e innamorarsi avendo colto quel gesto distratto di Myriam. Da qui le parole sentite, sudate e poi scritte; da qui la scelta di due amanti epistolari che si dicono "voglio che tu sia per me il coltello, anch'io lo sarò per te", che con coltelli affilati e misericordiosi avvertono l'urgenza di scavarsi per amore dell'amore, per disgusto dei legami strategici che spesso legano le coppie, per vivere e affinare le loro identità senza immagini appartenenti ad una realtà di cui ambedue hanno paura. Così non si seducono, ma si amano subito, si cercano trovandosi sempre e si ricercano in sè come nell'altro, si riescono ad aprire con chiavi segrete scoprendo di avere una lingua comune perchè non sono disposti ad "infrangersi nelle parole degli altri". Anche il tempo tra loro non è quello reale del quotidiano che sfiora o lacera e poi passa, il loro è "un tempo circolare e ogni momento si trova esattamente alla stessa distanza dal centro", e i mesi passano. E realtà incombe: la fisicità non lascia scampo e tutte quelle parole si sente il bisogno di sussurrarle sulla pelle dell'altro, si ha voglia di "qualcosa di concreto, vivo, caldo, che si pieghi fra le mani", perchè i dorsali dell'anima si stanno atrofizzando per la pesantezza delle illusioni. Occorre allora violentarsi e con non poco dolore iniziare a viversi completamente come recita la "Quinta lezione d'ebraico" di Hezi Leskli: "Quando la parola si farà corpo e il corpo aprirà la bocca e pronuncerà la parola che l'ha creato, abbraccerò questo corpo e lo adagerò al mio fianco". Ma per compiere questo rito, conclusivo e inziatico allo stesso tempo, occorre superarsi e imparare a non aver paura della paura, occorre essere sani e molto forti. Oppure perdersi e ammalarsi di nostalgia. David Grossman, Che tu sia per me il coltello, trad. di Alessandra Shomroni, Mondadori, 1999, pagine 330, £ 30.000 Gloria Caccia 9 marzo 2000 June 21 Il Vecchio e il Mare...Il Vecchio e il Mare di Ernest Hemingway Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un'altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne...
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